Lisa Tavazzani Studio

NewsLIU RUOWANG – WOLVES COMING IN NAPLES

LIU RUOWANG – WOLVES COMING IN NAPLES

“Wolves Coming” di Liu Ruowang

 

Piazza Municipio, Napoli

Il movimento, la mutevolezza, l’instabilità, l’indefinibile, l’arbitrio, l’effimero, la globalizzazione, sono da sempre stimoli dai quali, Liu Ruowang, uno dei più grandi artisti contemporanei della Cina, trae energia per la sua ricerca iconologica. L’installazione concettuale, dal titolo “Wolves Coming” che sarà inaugurata in Piazza Municipio il 14 novembre 2019 alle ore 11.30, si pone al centro del tessuto urbano e della vita culturale della città per suscitare nel pubblico un dubbio esistenziale, il Tema centrale di tutto il suo lavoro: sono i lupi a voler attaccare il Napoli? Cento grandi sculture raffiguranti lupi, realizzate in ferro, lunghe 250 cm. x 90 x 100, del peso di circa 280 kg. ciascuno, e che simboleggiano i pericoli imminenti e la lotta per affrontarli, in un luogo emblematico della città.
Organizzata da Lorenzelli Arte con la collaborazione di Milot e promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, la mostra, visitabile fino al 31 marzo 2020, si propone di riflettere su derive antropologiche, trasposizioni geopolitiche di fenomeni culturali, postcolonialismo, fallimento del modernismo, globalizzazione, perdita di individualità. Per questo Liu Rouwang, affronta con impegno e dedizione gli aspetti del medesimo incontro con se stesso, per recuperare un’identità storica come via di meditazione che richiede un’affermazione di vita. Paure e disagi vengono espressi da Ruowang attraverso un’elegante allegoria composta da lupi, che in branco minacciano lo status quo della vita comune. Una narrazione evocativa amplificata, resa dalla coralità degli elementi che la compongono.

 

La dimensione filosofica di Liu Ruowang è in definitiva una vera e propria denuncia dei rischi causati dalla perdita dei valori umani mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza, luoghi contaminati dalle mitologie di massa imperanti. Partendo dalla considerazione che la storia dell’uomo è anche la storia del suo rapporto con la natura, l’artista cinese ha la sua ricerca profondamente radicata. Da un lato, nella cultura tradizionale cinese del lessico e del pensiero, dall’altro in quella occidentale, attraverso i riferimenti alla fluidità della nostra società globalizzata, con la quale diamo luogo al continuo moltiplicarsi dell’identità all’interno della dimensione sia reale che virtuale tentare attraverso concezioni cognitive della dottrina neoplatonica di ristabilire l’armonia tra microcosmo e macrocosmo.

In questa società bombardata e deformata da immagini virtuali, in cui apparire e mostrarsi è ormai diventato l’impegno più comune, l’uomo è costretto all’incomunicabilità, di conseguenza anche gli artisti “cercano” una nuova identità per cercare di far riflettere sulla grande incertezza che viviamo oggi. La società liquida di Zygmunt Bauman, di cui facciamo parte e alla quale Ruowang si ispira, si esprime in un soggettivismo portato all’estremo, in cui sembra fondamentale trovare i punti di riferimento e allo stesso tempo accettare la molteplicità da cui il la realtà in cui è composta è composta. viviamo in cui il bene e il male non sono diversi tra loro, ma convivono in ogni essere e in ogni situazione. Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi. Questo “soggettivismo” ha minato le fondamenta della modernità, l’ha resa fragile e, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità.

L’installazione è già stata esposta due volte in Italia, ma mai in una visione olistica come era stata concepita, nel 2015 alla Biennale di Venezia ospitata nel Padiglione San Marino dove il branco di lupi ha attaccato una riproduzione della Pietà Michelangiolesca mettendo in scena una chiara denuncia contro indifferenza per le arti e la cultura, mentre la seconda volta sempre nello stesso anno all’Università di Torino quando i lupi hanno assalito una pila di libri donata dagli studenti sormontata dal volume “Critica della ragion Pura” di Immanuel Kant.

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